martedì 18 dicembre 2012

Una settimana d'addio - I parte

La mia vita sta andando a rotoli.

In questi tempi di incertezze sul futuro, crisi economica, tagli e tasse in ogni dove, dubbi sul cosa sarà di me nel prossimo anno, l'unica speranza che ho è che i Maya ci abbiano azzeccato. Anzi, è più complicato di così: la mia speranza è che chi ha interpretato la profezia dei Maya abbia fatto bene il suo lavoro, e che i Maya ci abbiano azzeccato. Dunque, il mio è un auspicio al quadrato, non un auspicio qualunque, il che rende le sue probabilità di avverarsi praticamente nulle.


Il fatto che io non abbia più il controllo sulla mia vita è dimostrato dal mio stare con la testa per aria, e, di conseguenza, fare delle figure di merda non da poco, a detrimento della mia dignità. La settimana scorsa è stata, in questo senso, da manuale.


L'ultima settimana di lezione

Siamo ancora a dicembre e io solo desidero che finisca l'anno accademico e i miei studenti mi dimentichino, dopo due numeri da circo.
Mercoledì scorso ho fatto il secondo esame intermedio del corso che ho dato in questo semestre e giovedì ne ho pubblicato i voti. Per informare gli studenti, gli ho, con grande cortesia, inviato un'e-mail tramite la piattaforma didattica:

"I risultati del secondo esame intermedio sono disponibili nell'Aula virtual. Per vedere il compito potete venire durante l'orario di ricevimento. [...]"

L'aula virtual è una piattaforma dell'Università dove si raccolgono tutte le informazioni per ogni corso: contatti degli studenti immatricolati, slide e materiale didattico, eccetera. La comodità, per gli studenti, è avere il materiale a portata di mano e, per i professori, di avere accesso rapido a tutti i loro corsi. Tutti.

E infatti, è bastato cliccare sul corso sbagliato ed ho mandato la mail ad un gruppo che farà con me un esame completamente diverso e, per giunta, il prossimo semestre. Dopo due minuti, ho inviato la mail di rettifica.

Il peggio del peggio? La mail viene inviata anche agli altri professori che tengono un corso equivalente e che, dunque, sono stati testimoni del mio numero.

Non contento, ho bissato il venerdì. Questo semestre avevo otto ore di lezione il venerdì, per quatro gruppi di due ore l'uno, dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,30. Dopo il gruppo delle 15,30, sono andato a comprare della cioccolata al bar e sono salito di nuovo all'aula 503 per iniziare la lezione del gruppo delle 17,30.
Sono entrato in aula e c'era un altro professore. L'ho guardato sorpreso, lui mi ha guardato annichilito e io, con fare fiero, ho dichiarato:
"È che dovrei fare lezione alle 17,30"
"Beh, non direi", mi ha risposto lui. Ho lanciato un'occhiata agli studenti ed erano quelli del gruppo a cui avevo appena fatto lezione.
"È nell'aula accanto", mi ha detto uno di loro, ridendo. Sono sprofondato nella mia sciarpa, arrossendo, e sono uscito di lì.

(Continua...)

martedì 11 dicembre 2012

Quedar como el culo

La settimana scorsa ero a bere una birra con degli amici al Café Berlin, un bar che, senza avere nulla di particolare (tranne i tre elementi necessari perché un bar esista a Ruzafa: una libreria, un mobilio eclettico e alcune pareti un po' incrostate) si è convertito, da pochi mesi a questa parte, in uno dei bar più frequentati del barrio. Tanto per cambiare, siamo stati avvicinati da una moderna che fa il PR per una discoteca della zona e che incrociamo lì nei dintorni ogni santo fine settimana, che voleva lasciarci i suoi flyers.

Per questione di gentilezza, abbiamo accettato, anche se non saremmo andati, e io poco dopo mi sono lanciato in un'arringa:
Io: "Che palle, ogni cinque minuti ne passa uno."
Altri: "..."
Io: "Un paio di settimane fa mi è arrivato un invito via facebook dalla Hipsters Agency Crew, praticamente l'agenzia delle modernas, che organizza delle serate a La 3, perché iniziavano i casting per i PR"
Altri: "..."
Io: "Vi rendete conto? I casting per fare il PR! Manco fosse un concorso di bellezza!"
Altri: "Ahahaha"

In quel momento lo sguardo mi è caduto al tavolo accanto al nostro, dove una ragazza mezza hipster mezza moderna era seduta a prendere un caffé macchiato e a lei si stavano aggiungendo altri quattro ragazzi, tra cui il PR di pochi minuti prima.

Ho notato che hanno iniziato a ripartirsi dei foglietti: erano flyers come quelli che ci erano stati appena dati.

"Come si dice in spagnolo fare una figura di merda?", ho chiesto ad un amico che parla anche italiano.
"Quedar como el culo", mi ha risposto, "anche se l'espressione fare una figura di merda mi piace di più".
"Quedar como el culo. Beh, è quello che ho appena fatto".

giovedì 6 dicembre 2012

Polvorones I love you

Oggi sono a casa dal lavoro, dato che è la Festa della Costituzione, e ho pensato fosse giusto dedicare un post al Natale e alle calorie che porta con sé.

Ebbene, si avvicina il Natale e in tutti i Paesi lo si celebra con una miriade di dolci e dolcetti che appaiono durante le festività natalizie e vengono puntualmente portati via dalla Befana a inizio gennaio.
Io vado pazzo per il panettone, per esempio. Meglio senza canditi, solo con uvetta, e un NO secco ai panettoni fatti perché piacciano ai bambini, ad esempio con gocce di cacao o di crema (che non sanno mai di nutella o crema pasticcera rispettivamente, sempre hanno un sapore un po' acidulo). Ma soprattutto, molto meglio il panettone del pandoro.
Detto questo, non mi vedrete mai dire di no a una fetta di pandoro o di panettone con gocce di cioccolato o di crema.

In Spagna sotto Natale compaiono i polvorones ( o mantecados). I polvorones sono dei morbidi dolcetti fatti con nocciole, zucchero e direi che non manca mai una buona quantità di burro. Sono di tanti tipi e tutti eccellenti nel curare le carenze d'affetto. Per questo motivo, ho svaligiato ripetutamente il Mercadona di Calle Emili Baró per riempire la mia credenza di polvorones, e ogni volta che provo una nuova tipologia scopro che mi piace.

Ed ecco a voi la mia personale classifica dei polvorones:


1. Rosco de Vino y Almendra

Ineguagliabile, con quel leggero retrogusto di vino che mi fa pensare ai tarallucci abruzzesi. Un amico un giorno mi ha detto "quello è il preferitio di tutti" e posso assicurarvi che lo è a ragione. E' l'unico col buco al centro e la sua fragranza vi dice "ti voglio bene".

2. Polvoron de Almendra

Ricoperto da un sottile e affettuoso strato di zucchero a velo, soffice e dolce, ha l'aspetto del dolcetto secco classico che si compra al forno. Come il Rosco, contiene mandorla (almendra).

3. Mantecado de Aceite de Oliva

Trionfo dell'obesità, un dolce all'olio. L'idea può inizialmente lasciarvi perplessi, ma vi sbagliate. E' fragrante, appena appena dà la sensazione di unto ma il piacere trasmesso è ben superiore.

4. Mantecado Casero

Il mantecado più classico che ci sia, ricoperto da piccoli semini e - se ancora avete dubbi sul livello di grasso apportato dai polvorones - fatto con burro di maiale iberico. Fragrante e friabile.

5. Polvoroncito al chocolate

Un po' la versione spagnola dei mini parrozzini per il suo aspetto, la sottile crosta di cioccolato nasconde la soffice pasta del polvoron classico.

Il Natale rende tutti più buoni? Non lo so, ne dubito. Di sicuro ci rende tutti più grassi: non so se è colpa dei polvorones, ma rispetto a ottobre peso tre chili in più.