martedì 28 agosto 2012

Bernardo


Proprio quando pensavo che Maria José, dopo quasi un anno, avesse comunicato ai suoi contatti di aver cambiato numero, dato che non ricevevo più nulla, ho avuto una conversazione, ancorché breve, che ha risvegliato il mio interesse.
In particolare, c'è un nuovo nome da registrare.

L'altroieri mi ha squillato il telefono e...
" Sì? "
" Hola, Bernardo? "
'Ma che cazzo, cominciamo con uno nuovo?' ho pensato io, credendo che fosse il sostituto di Maria Jose.
" No, ha sbagliato numero, mi spiace. "
" Maria José? Non è con te Bernardo? "
Ho sgranato gli occhi. Perché chiedere di Bernardo se cercavano Maria José?
" Ehm il fatto è che io non sono Maria José. Ha sbagliato numero. E non conosco Bernardo... "
" Ah mi scusi. Adios. "

A questo punto la domanda è: chi è Bernardo e che relazione ha con Maria José? Ecco una serie di ipotesi:
- Maria José è l'avvocato di Bernardo Provenzano.
- Maria José ha disturbi di personalità, oppure è un transgender, per cui ha due identità diverse.
- Mara José è l'assistente personale di un uomo molto potente di nome Bernardo. Ipotesi scartabile visto l'incarico che lei aveva fino al maggio scorso.
- Maria José è fidanzata o sposata con Bernardo. E questa è l'ipotesi più plausibile.

E io che pensavo che avesse avuto delle liaison con Viki e con Roser, le due che mi avevano lasciato - separatamente - messaggi in segreteria a dir poco infastiditi dalla scomparsa di MJ.
Ora ho una nuova missione: scoprire il legame tra MJ e Bernardo.

venerdì 24 agosto 2012

El peluquero vengador



Uno dei vantaggi di vivere a Benimaclet è che si hanno tutti i servizi a portata di mano. Accanto al portone ho la farmacia, attraverso la strada e ci sono due supermercati, a 50 metri c'è il Centro di Salute (dove si trovano i medici di base), ci sono diverse palestre, due piscine e ci sono negozi per comprare un po' di tutto.

Quando si ha tutto a portata di mano si diventa un po' pigri, e così quando ho dovuto tagliarmi i capelli per la prima volta volevo un barbiere a portata di mano. Magari sulla strada che va dal lavoro a casa mia.

Manco a farlo apposta, c'è un parrucchiere su Calle Vicent Zaragozà, che è proprio dove mi serviva. La prima volta che andai lì non ero pienamente soddisfatto, ma infondo il taglio non era male e il fattore vicinanza era un forte vantaggio. C'è di più: verso la metà della primavera, il peluquero ha introdotto sconti del 50% su TUTTO. Per questo, sono tornato a tagliarmi i capelli lì lo scorso aprile. Avrei dovuto capire che qualcosa sarebbe andato storto dal fatto che il mio ingresso (in pompa magna) nella peluqueria è stato accompagnato dalle note della sigla di Twin Peaks:


Mi sono seduto ad aspettare il mio turno e, quando finalmente è arrivato, mi sono tolto gli auricolari che mi ero messo per evitare di angosciarmi e ho scoperto che, da un punto di vista musicale, la situazione era precipitata: c'era la colonna sonora di Profondo Rosso. Ci siamo capiti? Immaginate di prepararvi a tagliarvi i capelli ed essere accompagnati da queste note:


Capite bene che da una cosa del genere non può uscire nulla di buono. Voglio dire, per essere all'altezza della colonna sonora, un barbiere deve come minimo inavvertitamente pugnalarti con le forbici mentre ti taglia i capelli e poi usare il tuo sangue per fare la tinta alla signora di mezza età a cui tocca dopo di te.

Qualcosa di tragico ci fu: il mio taglio di capelli. Un disastro, che io a mosca cieca sarei riuscito a fare in maniera meno evidente. Dopo avermi tagliato i capelli, mi stava lasciando andar via con la testa bagnata e tutti i capelli tagliati sulla faccia e sul collo, al punto che dovetti chiedergli io di darmi almeno una sciacquata alla testa.

Nonostante ciò, tornai un'altra volta, attratto dai 7.50 € del taglio + shampoo, e la conversazione all'inizio fu netta:
" Come vuoi che te li tagli? "
" Beh rasali, falli molto corti."
" Sì? La volta scorsa li abbiamo fatti un po' più lunghi, secondo me ti stanno meglio "
'Sì, ma sembravo uscito da un campo di concentramento' ho pensato io, ma mi sono limitato a dire "Eh sai, l'estate... Il caldo..."

Con un taglio così semplice, il disastro era impossibile, eppure lui ebbe il coraggio di dirmi, a fine taglio: "Per le basette, è meglio se te le fai tu a casa che puoi farle con più precisione".
Ma che cazzo. Capisco che avessi un po' di barba, ma se non sai fare le basette, che parrucchiere sei?

Non ci tornerò più: se non altro, perché ieri ho avuto la conferma che non solo è incapace, ma è cattivo. Anzi, vendicativo.

Ieri sono andato a Paterna con Alba e Carlos, e mentre eravamo in metro Alba mi ha detto, sconsolata:
" Sai, credo di essere andata dal parrucchiere che ti aveva fatto il taglio terribile "
" Oh oh "
" Oggi volevo farmi la tinta e ne cercavo disperatamente uno aperto. Ho trovato lui e già temevo fosse quello di cui mi avevi parlato "
" Beh dai non mi sembra che ti abbia - - "
" Guarda. Mi ha colorato il cuoio capelluto "
" Merda. "
" E secondo me è vendicativo "
" Sì, sì, è cattivo ", l'ho aizzata io.
" Mi ha detto 'ma questi capelli li hai tagliati tu? il taglio è disuguale' ti rendi conto?"
" Non capisce un cazzo di tagli di capelli da modernos. E poi tu li hai tagliati a Ruzafa ". E, scusate se poco, il quartiere di Ruzafa è proprio il quartiere dei modernos.
" Mi ha detto 'ti faccio il trattamento per i capelli secchi? hai i capelli molto secchi' e quando gli ho detto di no ha solo risposto 'OK' e mi ha fatta andare via con i capelli appena asciugati e arruffati! Ho pregato per tutto il tragitto di non incontrare nessuno che conoscessi!"
" Era una vendetta. " ho risposto io scuotendo la testa.
" E mi ha tinto la fronte. Guarda qui! Si vede ancora, anche se poco. Alla fine mi ha detto ridendo 'eheh, io ti ho messo la crema ma la tua pelle assorbe di tutto! Quando sei a casa magari passaci qualcosa per togliere il colore' ma ti pare?! E poi 18 euro, scusa ma questo 50% io non lo vedo!"
" In pratica, se lui non sa fare il suo lavoro è colpa della tua pelle!"

E abbiamo chiuso lì il discorso, perché ci stavamo innervosendo fin troppo. In realtà, adesso ho capito perché non mi ha tagliato le basette. E anche perché mi tagliò i capelli male la seconda volta: poco prima, al mio "sono italiano" aveva risposto gelidamente "Ah. Il mio ex ragazzo era italiano". Per il mio bene, è proprio meglio se non ci torno più.

lunedì 20 agosto 2012

Buscar (y encontrar) piso



Già da quando ero venuto a vivere nel mio piso bohemio nella Comunidad di Cuenca Tramoyeres lo scorso 7 settembre 2011 avevo deciso che ci sarei rimasto solo un anno: non perché l'appartamento sia una merda (ok, sì, è una merda), ma perché sapevo che, se non fosse stato per la fretta di cercare un appartamento e la scarsa conoscenza della città, avrei potuto trovare di meglio.

Fatto sta che, dopo tanti rinvii e tentennamenti, all'inizio di luglio ho iniziato la ricerca. Prima solo dando occhiate qui e lì sui vari siti internet, poi chiamandone 3-4 che mi erano piaciuti e ovviamente erano stati appena affittati, e infine fissando quattro appuntamenti per vedere altrettanti appartamenti.

Tutti gli appartamenti selezionati erano a Benimaclet, in un raggio di 200 metri dalla mia casa attuale, che dopotutto è in una posizione strategica, ma quello che mi sembrava un po' strano era che due di essi sembrassero nello stesso edificio. Anzi, ne ero praticamente certo: erano nella stessa strada e dalle foto sembrava che le dimensioni fossero simili, e anche i colori delle pareti (una rossa, le altre sul color pesca) erano identici. L'arredamento, però, era diverso.

Avevo fissato tre visite nello stesso giorno. Dopo una prima visita ad un appartamento che era totalmente inadatto, con l'agente immobiliare che cercava di convincermi sfoderando un discreto italiano, sono andato a vedere il primo dei due, accompagnato da un signore di un'altra agenzia. Bell'appartamento, nuovo, due camere grandi, terrazzo, 500 euro al mese "ma magari se parlo con i proprietari te lo riesco a ridurre un po'". Calle Peris Mencheta numero 29, primo piano.

Un'ora dopo, mi ha chiamato Patricia, un'altra agente con cui avevo parlato, ma che era troppo stressata alla prima chiamata perché era sola in ufficio.

"Perfetto, se vuoi ci vediamo tra 20 minuti davanti al portone", mi ha detto Patricia. "L'indirizzo è Calle Peris Mencheta 29".

"..."

Sono arrivato sotto al palazzo che oramai conoscevo bene, dal quale è uscito un agente immobiliario con due persone, indicando il balcone dell'appartamento che avevo visitato più di un'ora prima. Ecco qua: i proprietari si erano svenduti a due agenzie. Patricia si è palesata con 15 minuti di ritardo, con delle scarpe rosse ciecamilocchio con tacco 12 (minimo).

"Scusa il ritardo, bene entriamo", mi ha detto, quasi senza fare caso alla mia persona. Siamo andati verso l'ascensore, lei è entrata e, mentre si pettinava guardandosi allo specchio dell'ascensore, ha pigiato il primo piano.

'Porca troia', ho pensato, capendo che stavo per rivedere lo stesso appartamento.

E infatti l'appartamento era lo stesso. Patricia, pessima agente, non diceva nulla, e rimaneva infastidita dalle domande che facevo, delle quali, peraltro, già conoscevo la risposta.

"Pensi che il prezzo possa calare un po'?" le ho chiesto, come ultimo termine di paragone con l'Agente N.1.
"Assolutamente no. Già è calato di 50 euro la settimana scorsa".
"..."
"..."
"Bene, ti farò sapere, l'appartamento mi piace molto", ho tagliato, andando verso la porta, e ci siamo salutati.

Il giorno dopo sono andato a firmare la proposta di contratto dall'Agente N.1, che era riuscito a farmi ridurre l'affitto a 480 euro al mese. Mezz'ora dopo, ho trovato un messaggio in segreteria da Patricia. L'ho ignorato, lei mi ha richiamato e ho risposto:

"Ciao Gaetano, volevo chiederti se sei ancora interessato all'appartamento di Peris Mencheta, perché i padroni di casa mi hanno chiamato e c'è un'altra persona interessata quindi bisogna far presto!", mi ha detto, con ansia.

"Mi spiace, ma preferisco guardarmi ancora un po' attorno", ho risposto, e nel mentre stavo per scoppiare in una risata malvagia.

Lei mi ha proposto un altro appartamento, ho declinato con educazione e ho messo giù.

Mercoledì firmerò il contratto.

Alla faccia tua, Patricia.

giovedì 2 agosto 2012

Jamona

Sabato scorso avevamo organizzato, con alcuni amici, una cena de despedida, per salutarci in vista delle vacanze estive. Siamo andati a cenare in un bar di tapas nella zona di Plaza del Cedro, tra il Capus e la Zona degli Studenti Felici e Rumorosi.

Mentre mangiavamo i nostri antipasti, il tavolo dietro dietro al nostro è stato invaso da un gruppo di procaci ragazze un po' poligoneras, una delle quali aveva le labbra così rifatte che avevano la forma di un culo di gallina, ed è stata scelta da una mia amica come sua potenziale sostituta nel caso sventurato in cui avesse partecipato a Me Cambio de Familia.

"Però queste non sono proprio poligoneras in senso stretto", mi è stato fatto notare, mentre io cercavo nel mio dizionario di spagnolo mentale un sinonimo sufficientemente divertente.
"Chonis? Però è lo stesso"
"Queste sono quelle che noi chiameremmo Jamonas" ha rincarato la dose il mio amico C., ed hanno iniziato a ridere.
"Jamonas? Cioè il femminile del prosciutto?"
"Sì"
"Hmmm... come potremmo chiamarle in italiano? Manze?" è intervenuto l'altro italiano della tavola, cercando insieme a me di trovare una traduzione appropriata. Non l'abbiamo trovata, purtroppo, e così piuttosto che una definizione credo sia opportuno riportare la nostra conversazione:

"Ma no, secondo me manza è un po' dispregiativo", ci ha corretti C., che parla anche italiano. "Jamona è più una donna di carne"
"Sì, una persona sanguigna" è intervenuta A.
"Un po' come il prototipo di donna degli anni '60"
"In Italia, Mina negli anni '60?" ho provato.
"Sì, ecco, per esempio"

Nel frattempo abbiamo pagato e ci siamo avviati verso un altro bar per ir de copas nella stessa zona.

"Oppure Adele oggi?" ho aggiunto.
"No, Adele è una 20enne nel corpo di una 50enne" sostiene A.
"Adele ha 20 anni?"
"Beh "21" non è la sua età di quando ha pubblicato l'album?", o almeno così mi sembrava di ricordare.
"Se penso alla cofana che tiene in testa... è che la pettinano così, da 50enne"
"Ecco: Kate Moss di sicuro non è una Jamona "
"Ah beh no..."
"Perché la Jamona può anche essere attraente, anche se non era il caso delle nostre vicine di tavola..."
"Kate Winslet?"
"Ecco, Kate Winslet è una Jamona."

Abbiamo raggiunto il bar, ci siamo seduti, c'era una gran varietà di Mojitos da chiedere e solo un'altra tavola occupata lì fuori, da quello che sembrava un altro gruppo di Jamonas, per un compleanno.
Dopo poco hanno iniziato a scoppiare palloncini e tirarsi cose e ridere sguaiatamente e allora abbiamo capito che erano delle Poligoneras.

lunedì 30 luglio 2012

Turistas Italianos

Due o tre mesi fa qualche amico locale mi suggeriva di prepararmi all'arrivo dell'estate, perché Valencia si sarebbe riempita di turisti italiani e, ahimé, non sempre della miglior specie. E la previsione si è puntualmente avverata.

Lungi dal voler fare il solito radical chic criticone dell'italiano medio (ad esempio, l'italiano medio che applaude fiero all'atterraggio dell'aereo, che sempre mi fa nascondere la testa tra le mani alla fine di ogni volo) è purtroppo risaputo che, tra la tanta gente normale, buona parte dei turisti italiani che vanno in vacanza  sulla riviera spagnola non sono proprio la miglior selezione del nostro popolo.

Ed ecco alcune tipologie classiche di TIAV (Turista Italiano A Valencia):

1. L'amante dei cliché spagnoli.
Sabato mattina sono andato in spiaggia con un mio amico; lui è andato via poco prima di pranzo, ma io, visto che non avevo nulla in frigorifero, ho deciso di andare a pranzare a La Ola, un mugrebar sulla spiaggia nella zona che Rita vuole demolire, e mentre ero lì si è avvicinato un gruppo di quattro ragazzi immersi nei loro occhiali da sole che già avevo riconosciuto essere italiani. Quando la cameriera gli ha chiesto le ordinazioni, sono riusciti - a fatica - a capirla e chiedere dei panini e una brocca di birra. A quel punto la cameriera li ha ringraziati e uno di loro, credendo forse che fosse un atto di cortesia, ha alzato un braccio e mosso la mano a mo' di ballerina di flamenco e ha detto: "Oooolè!".
La cameriera ha sgranato gli occhi, l'ha guardato inorridita e poi è scoppiata a ridere andandosene.
Io, nel frattempo, sono sprofondato nel mio gazpacho.

2. L'italiano po-po-po-po
Siccome pare brutto non ricordare al mondo che, ormai 6 anni orsono, l'Italia ha vinto i Mondiali di calcio, gruppi di giovani spesso cantano l'orrenda parodia di "Seven Nation Army" che è divenuta l'inno dell'Italia campione del mondo.
Un mesetto fa ero a bere nel Carmen con un paio di amici ed un gruppo di ventenni o giù di lì è passato accanto a noi, cantando in coro e, non contenti, hanno iniziato a tenere il ritmo battendo le mani contro la serranda di un negozio chiuso.
E vabbè.

3. L'italiano seduttore
Gli italiani vanno molto fieri della fama da latin lover che li precede. E poiché credono che approcciare le spagnole sia più facile, almeno linguisticamente, che approcciare le svedesi (soprattutto perché non vanno in vacanza in Svezia) è più che frequente incrociare il classico gruppo di sausage party che vede due o tre ragazze passargli accanto e cerca di approcciarle con un "ehi, chica guapa!" o "ehm scusa, donde se puede mangiar? nos accompagnis?" o ancora meglio "chica, te gusta la movida?".
Mátame, por favor.

4. L'italiano lamentoso
I turisti - di qualunque Paese siano, e ovunque vadano - hanno la tendenza, o almeno la maggioranza di loro, ad andare sempre e solo in posti per turisti. Mi riferisco sia a bar e ristoranti, che a quartieri o strade particolari. E così ho spesso sentito turisti italiani che passeggiavano per Calle Caballeros o nei dintorni della Lonja e si lamentavano dicendo "e meno male che la Spagna era economica, io a [nome qualsiasi di paesino sperduto] ceno con la metà".
Oppure che si lamentano del cibo, sostenendo che "comunque, come la cucina italiana non c'è nulla".
O che sentono la mancanza delle "belle spiagge attrezzate e con ombrelloni (leggi: spiagge privatizzate, dove non hai un buco dove andare a meno che non paghi per affittare un ombrellone) che in Italia ci sono dappertutto, mentre qua è tutto abbastanza abbandonato" (leggi: libero e gratuito).

Io non sono un esterofilo. Da quando sono all'estero mi sento anche più italiano di prima e a volte difendo l'Italia quando sento commenti troppo generalizzati e superficiali. Ma quando assisto a queste scene vorrei che si aprisse una voragine sotto di me e mi risucchiasse, o perdere il passaporto e con esso la mia nazionalità, o almeno perdere l'udito e la vista, se non la vita stessa.

Un despistado al gimnasio


(27 Luglio 2012)
Mercoledì sono andato in palestra.
Sei mesi fa mi sono iscritto in una palestra che è vicinissima a casa mia (sia quella attuale, sia quella dove mi trasferirò a settembre). Per arrivarci devo solo fare questo:

E’ una palestra piuttosto cara per gli standard di Valencia, la città con 5 palestre ogni 2 abitanti, ma quando ho deciso di iscrivermi il mio ragionamento basato puramente sul voler evitare il senso di colpa era il seguente: se pago molto per andare in palestra, ci andrò, così che non mi sembrerà di stare buttando soldi. E, per la prima volta nella mia vita, questo ragionamento ha funzionato.
Insomma, mercoledì sono andato, ho chiesto un asciugamani alla reception, ho passato il mio tesserino magnetico per entrare e a quel punto ho pensato di tornare indietro per chiedere informazioni sul rinnovo del mio abbonamento, che scade a fine mese.
Quando sono tornato indietro, la ragazza mi ha guardato e si è rivolta a me:
“C’è qualche problema, Gaetano?”
‘Conosce il mio nome?’ ho pensato interdetto. Poi mi sono reso conto che lei lì ha il pc su cui compare la scheda di ognuno quando entra, con tanto di foto, e la mia illusione di non essere invisibile è svanita.
“E’ che mi pare che il mio abbonamento stia per scadere, per cui vorrei fare il rinnovo…”
“Vamos a ver… Si, scade a fine mese”, mi ha risposto.
“Vieni pur qui e facciamo tutto!” , mi ha detto Miguel, il ragazzo - gentilissimo - che si occupa degli abbonamenti, e che ha una voce da televendita.
Mi ha detto il prezzo, io ho chiesto se c’erano sconti per personale dell’Università perché sei mesi prima non l’avevo chiesto, cosa fai, sono Professore, ah muy bien, c’è uno sconto del 30%.
“Se mi dai il tesserino vado a fare una fotocopia e torno.”
Al che gli ho dato il tesserino dell’Università e lui è andato al piano di sopra. A questo punto, la ragazza della reception mi ha guardato un po’ interdetta:
“Ti ha lasciato qui solo?!”
“No, è andato a fare la fotocopia del mio tesserino…”
“Tu sei stato mio professore, Gaetano?”
“…”
“…”
“Ah beh… Magari tu dovresti ricordarti meglio di me…”
“E’ che il tuo viso non mi era nuovo e poi ho visto il cognome prima e mi sono detta ‘mi suona’…”
“Ah beh”
Nel frattempo Miguel è tornato e io sono entrato in palestra. A quel punto, negli spogliatoi, mi sono accorto di aver dimenticato a casa la maglietta per la palestra. Sull’orlo delle lacrime, ho rimesso tutto in borsa e mi sono diretto all’uscita.
“E ora che succede?, mi ha detto la receptionist-studentessa.”
“Ehm, ho dimenticato la maglietta a casa… torno tra poco…”
“Olé tú!” mi ha risposto ridendo.
“…”
… E io sono tornato a casa, ho preso la maglietta dei Blonde Redhead che avevo messo da parte, sono tornato in palestra, e non appena sono entrato è suonato l’allarme.
Miguel e la receptionist-studentessa mi hanno guardato increduli.
“¿ Qué pasa ?”, mi ha chiesto Miguel. A quel punto ho avuto l’illuminazione:
“Ahh.. è che ero riuscito per andare a prendere la maglietta, che avevo dimenticato a casa, e mi sono portato dietro l’asciugamani che mi aveva dato lei…”
“Oggi non è il tuo giorno fortunato eh?”, mi ha detto la receptionist-studentessa.
“No, ma non lo è mai”, mi sono limitato a rispondere, mortificato.


Me voy al FIB

(23 Luglio 2012)

Dal 12 al 15 luglio sono stato con una mia amica al Festival Internacional de Benicàssim, uno dei Festival più importanti dell’Inglhil… ehm, della Spagna. Si svolge a un’ora di macchina da Valencia, a Benicàssim appunto, ma la quantità di inglesi che ci sono ti fa quasi pensare di stare nel Regno Unito. Beh no, diciamo a Gibilterra, dato il clima.

Il FIB è un’esperienza di vita, soprattutto se poi si decide di andare a stare in tenda, come abbiamo fatto noi (fino ad un certo punto eh: abbiamo noleggiato una tenda in una zona del camping dove erano già montate. All’avventura sì, ma non troppo).

Ed ecco a voi una lista di cose che possono succedere al FIB:

1) Vedere un ragazzo che, in mezzo alla folla, si mette ad orinare (creando una voragine attorno a sé perché tutti si allontanavano disgustati) con sguardo fiero, mentre un suo amico si tuffa sotto al getto di cui sopra.
2) Perdere il portafogli con tutti  i contanti che ti sei portato non da ubriaco, né durante il concerto: di mattina, il secondo giorno, sull’autobus diretto alla spiaggia.
3) Fermarsi tra i chioschi del cibo, fissato da una ragazza sconosciuta perché hai la t-shirt di Rufus Wainwright, e iniziare a cantare “Oh What a World” con lei.
4) Scoprire che il motivo per cui avevi comprato il biglietto, detto “Florence and the Machine”, ha cancellato il concerto il giorno prima della partenza.
5) Maledire il 50% dei cantanti o gruppi che sono stati inseriti nel cartello: in particolare, David Guetta, Jessie J, Dizzie Rascal; chiedere “e questi chi cazzo sono?” per il 40%, godersi il 9% e scoglionarsi con Bob Dylan.
6) Essere intervistato dalla TV mentre torni dalla spiaggia stanco, sabbioso e ustionato, con in testa un cappello di paglia sponsorizzato da Ron Barceló e nonostante questo alla loro domanda “possiamo farvi qualche domanda?” rispondere, entusiasta: “Sì!”
7) Essere svegliato l’ultima notte dalla vicina di tenda americana che urla ubriaca a ripetizione “it’s fucking cold” e poco dopo scoprire che aveva freddo perché lei e il ragazzo, per rientrare in tenda, l’avevano tranciata di netto.
8) Per la prima volta nella vita, rivolgersi in spagnolo a degli spagnoli e sentirsi rispondere sempre e solo in inglese.
9) Assistere alle allegre e disinibite nudità pubbliche dei ragazzi e delle ragazze inglesi.
10) Bere birra ed acqua in proporzione 4:1 (e siamo stati bravi) .

Ma soprattutto: sentirsi la persona più sana e più pulita del mondo in mezzo ad alcune decine di migliaia nonostante sia appena finito un concerto e tu sia piuttosto ubriaco.