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venerdì 9 novembre 2012

Movistar

Di recente ho fatto (credo) un buon affare: sono passato a Movistar con il fisso ed internet, oltre al cellulare, e così pago 60 euro al mese IVA inclusa per tutte e tre le cose insieme e posso vivere felice e contento (o quasi).

Gli ho telefonato due settimane fa per fare la portabilità: prima avevo il fisso ed internet con Jazztel. Sono stati gentili con me, abbiamo anche scherzato sul mio nome. E io sono stato bravo nel fare lo spelling, credo, anche se ogni volta che arrivo alla "N" di Gaetano tardo un paio di secondi prima di ricordare che la migliore associazione è "la N di Navarra".

Ma a volte è sufficiente un'immagine a spazzare via ogni illusione. L'immagine di cui parlo è la seguente.



Niente da fare. Mai riusciranno a chiamarmi come si deve, mai.


lunedì 30 luglio 2012

Un despistado al gimnasio


(27 Luglio 2012)
Mercoledì sono andato in palestra.
Sei mesi fa mi sono iscritto in una palestra che è vicinissima a casa mia (sia quella attuale, sia quella dove mi trasferirò a settembre). Per arrivarci devo solo fare questo:

E’ una palestra piuttosto cara per gli standard di Valencia, la città con 5 palestre ogni 2 abitanti, ma quando ho deciso di iscrivermi il mio ragionamento basato puramente sul voler evitare il senso di colpa era il seguente: se pago molto per andare in palestra, ci andrò, così che non mi sembrerà di stare buttando soldi. E, per la prima volta nella mia vita, questo ragionamento ha funzionato.
Insomma, mercoledì sono andato, ho chiesto un asciugamani alla reception, ho passato il mio tesserino magnetico per entrare e a quel punto ho pensato di tornare indietro per chiedere informazioni sul rinnovo del mio abbonamento, che scade a fine mese.
Quando sono tornato indietro, la ragazza mi ha guardato e si è rivolta a me:
“C’è qualche problema, Gaetano?”
‘Conosce il mio nome?’ ho pensato interdetto. Poi mi sono reso conto che lei lì ha il pc su cui compare la scheda di ognuno quando entra, con tanto di foto, e la mia illusione di non essere invisibile è svanita.
“E’ che mi pare che il mio abbonamento stia per scadere, per cui vorrei fare il rinnovo…”
“Vamos a ver… Si, scade a fine mese”, mi ha risposto.
“Vieni pur qui e facciamo tutto!” , mi ha detto Miguel, il ragazzo - gentilissimo - che si occupa degli abbonamenti, e che ha una voce da televendita.
Mi ha detto il prezzo, io ho chiesto se c’erano sconti per personale dell’Università perché sei mesi prima non l’avevo chiesto, cosa fai, sono Professore, ah muy bien, c’è uno sconto del 30%.
“Se mi dai il tesserino vado a fare una fotocopia e torno.”
Al che gli ho dato il tesserino dell’Università e lui è andato al piano di sopra. A questo punto, la ragazza della reception mi ha guardato un po’ interdetta:
“Ti ha lasciato qui solo?!”
“No, è andato a fare la fotocopia del mio tesserino…”
“Tu sei stato mio professore, Gaetano?”
“…”
“…”
“Ah beh… Magari tu dovresti ricordarti meglio di me…”
“E’ che il tuo viso non mi era nuovo e poi ho visto il cognome prima e mi sono detta ‘mi suona’…”
“Ah beh”
Nel frattempo Miguel è tornato e io sono entrato in palestra. A quel punto, negli spogliatoi, mi sono accorto di aver dimenticato a casa la maglietta per la palestra. Sull’orlo delle lacrime, ho rimesso tutto in borsa e mi sono diretto all’uscita.
“E ora che succede?, mi ha detto la receptionist-studentessa.”
“Ehm, ho dimenticato la maglietta a casa… torno tra poco…”
“Olé tú!” mi ha risposto ridendo.
“…”
… E io sono tornato a casa, ho preso la maglietta dei Blonde Redhead che avevo messo da parte, sono tornato in palestra, e non appena sono entrato è suonato l’allarme.
Miguel e la receptionist-studentessa mi hanno guardato increduli.
“¿ Qué pasa ?”, mi ha chiesto Miguel. A quel punto ho avuto l’illuminazione:
“Ahh.. è che ero riuscito per andare a prendere la maglietta, che avevo dimenticato a casa, e mi sono portato dietro l’asciugamani che mi aveva dato lei…”
“Oggi non è il tuo giorno fortunato eh?”, mi ha detto la receptionist-studentessa.
“No, ma non lo è mai”, mi sono limitato a rispondere, mortificato.


Gate, Pedro, Claudia y el Negro

(27 giugno 2012)
Ieri sono uscito dal lavoro in anticipo perché avevo fissato un appuntamento dal dermatologo. L’appuntamento era alle 6.30, ma, visto che dovevo arrivare fino alla zona dei Pijos, poco prima delle sei ero già sulla mia bici.
Arrivato nello studio, mi sono avvicinato alla signora della reception:
“Salve, io ho un appuntamento alle 18.30”
“Ah sì, Gaetano. È la prima volta che vieni?”
“No, ero venuto già a fine gennaio”
“Che strano, io non ti trovo nel sistema”
“C’è l’apostrofo nel cognome”
“Ah eccoti! Però qui ti chiami Pedro”
” … “
” … “
“Ehm no, non mi chiamo Pedro, mi chiamo Gaetano.”
Dopo la visita, durata 6 minuti e costata 60 euro (un ritmo da 10 euro al minuto, niente male il Dott.), sono passato in farmacia a prendere la pomata che mi era stata prescritta. “Mi spiace ma non ce l’abbiamo disponibile, se vuole posso ordinarla e domattina ce l’avremo già”, mi ha detto, affranta, la farmacista. Io ho acconsentito, e lei mi ha chiesto il nome per inserirlo nel sistema.
“Gaetano. G-a-e-t-a-n-o. E il cognome è…”
“Oh facilissimo, già fatto.”
A quel punto ho visto sul suo schermo che aveva scritto “Gate” e stava per premere invio:
“Ma veram… Ehm…”
“E’ sufficiente il nome, non si preoccupi”
” … “

Non sapevo se essere affranto o offeso, ma a quel punto mi sono diretto al Mercadona, il supermercato che ho giusto di fronte casa, per fare la spesa. Avere un Mercadona di fronte a casa non è una mia prerogativa: Mercadona è come un virus diffusissimo in Spagna e soprattutto a Valencia, e ogni valenciano ne ha uno nel raggio di 50 metri da casa:

Quando ero alla cassa, con i miei auricolari e la musica nelle orecchie, ho visto che il ragazzo che era davanti a me mi stava dicendo qualcosa
” …azione!”
“Ehm, scusa? Non sentivo”
“Sei venuto a fare la spesa per la colazione!”
“Eh già”, ho risposto io, con un filo di vergogna, guardando la poca roba che avevo appena poggiato sulla cassa: la scatola da 6 litri di latte, le magdalenas integrali e il barattolo di Nesquik. (C’era anche un deodorante, ma quello chiaramente non è per la colazione)
“Io ho dimenticato di comprare il latte, ma non ho voglia di tornare indietro”
“ … “
Mentre pagavo, lui si era fermato ad aspettarmi, e così, uscendo, abbiamo continuato a parlare:
“Io sono Gaetano”, gli ho detto, dandogli la mano.
“Io Pedro, mucho gusto “
“Quello del dermatologo…”
“Come hai detto scusa?”
“Niente, lascia perdere!” ho risposto, con un po’ di imbarazzo.
“Di dove sei? Hai uno strano accento”, mi ha chiesto, e così gli ho spiegato che sono italiano, che no, non sono uno studente Erasmus ma grazie per aver creduto che io sia ancora uno studente, e sì, a Valencia si vive bene. Tutto questo in circa 30 metri.
Mi sono fermato al semaforo per attraversare e ho fatto per salutarlo: “Io attraverso qui, vivo in questo palazzo”.
“Il numero 2!” mi ha risposto, sorpreso.
“Ehm sì”
“Anch’io sono lì. Ottavo piano. Ma non vivo qui, sono in vacanza. Sono ospite da amici. Conosci Claudia y el Negro ?”
“No… in realtà non conosco nessuno del palazzo, salvo Juan Carlos, il portinaio”
“E come mai?” mi ha detto guardandomi sorpreso, come se io fossi un triste asociale che non si era ancora integrato nella Comunidad .
“Ehm non lo so. Non ho mai fatto amicizia con i condomini”
“Bene allora domani vieni a fare un aperitivo italiano da Claudia y el Negro. Anche Claudia è italiana. Sicuro che non la conosci?”
“Grazie, mi farebbe piacere, ma a Claudia e al Negro farà piacere?”
“Siamo all’ottavo piano”, mi ha risposto, ignorandomi.
“Io al quarto”, ho detto, mentre arrivava l’ascensore.
Dopo esserci scambiati i contatti, ci stavamo salutando e lui ha rincarato la dose: “Bene a domani allora, così inizi a conoscere un po’ di gente qui a Valencia!” 
“Ma veramente io conosco gente, solo che non vive qui in questo palazzo”
“Fa lo stesso!”
” … “
E così, stasera, Gate farà aperitivo con Pedro, Claudia y el Negro.

domenica 29 luglio 2012

Reservas


(30 ottobre 2011)



Oggi ho pranzato da Pepica, sul Paseo de Neptuno.
Non mi concentrerò, però, sul fatto che la sua Paella mi abbia profondamente deluso (in quella di pesce c’era pesce palesemente surgelato, forse direttamente prelevato da bastoncini findus scongelati all’occorrenza e de-impanati).
Né parlerò delle 9 fette di pane con pomodoro che ho mangiato prima della paella.
Parlerò ancora una volta del muro di incomunicabilità.
Perché ieri, per evitare il rischio di restare a secco, avevo telefonato per prenotare un tavolo sulla veranda, per sette persone.

Ebbene:
(1) il tavolo era all’interno
(2) all’inizio il titolare non trovava la prenotazione. Come ho potuto non pensarci. La tavola era stata segnata a nome di Cayetano Balamo.

El Congreso

(27 Ottobre 2011)



Ho prenotato l’Hotel per un convegno a Malaga.
Corte Inglés mi ha confermato la prenotazione chiamandomi “Estimado Sr. López”.
Sì che volevo integrarmi rapidamente, ma questo mi sembra un po’ troppo.