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lunedì 19 novembre 2012

¡ Socorro !

Nella multisala Babel, vicino Avenida de Aragón, trasmettono film in lingua originale. Era una domenica pomeriggio e, all'uscita del cinema, io e G. abbiamo iniziato a parlare di cinema spagnolo, o meglio io lo ascoltavo parlare di cinema spagnolo, visto che, a parte Pedro Almodovar e Alex De La Iglesia, la mia conoscenza del cinema iberico è praticamente nulla.

E così, per non lasciarlo fare un monologo, ho voluto dire la mia con un commento che non poteva essere più scontato: "Come immaginerai poco del cinema spagnolo arriva in Italia, o io ne ho visto poco. Ma Almodóvar mi piace molto".
Ripensandoci, è stato proprio un intervento da sfigato: è come dire ad un italiano "Ah sei italiano? Mi piacciono molto Venezia e la pasta" o a un danese "ho visto la Sirenetta di Copenhagen, è molto più piccola di quello che pensassi" oppure a un russo "Non conosco bene la Russia. Però sono contrario alla politica di Putin".

"No no, a me Almodóvar non piace per nulla", ha risposto G.
"Ah no? E perché?"
"Perché dipinge un'immagine surreale della Spagna"
"Troppo grottesca?"
"Sì, io non mi riconosco per nulla nei film di Almodóvar, e poi mi sembra che stia perdendo molto smalto", e così il regista era smontato di netto nella conversazione.

Dopo alcuni minuti eravamo in un bar a bere una birra e G., tra lo sconvolto e il divertito, ha detto: "Non hai idea di cosa mi è successo venerdì notte". E così ho chiesto, e lui ha iniziato a raccontare.



Erano le tre di notte e G. dormiva, quando fu svegliato improvvisamente da rumori alla porta di casa. Casa sua si trova nella parte sud-ovest del barrio di Ruzafa, e, pur avendola ristrutturata completamente - e quasi da solo, con l'aiuto di suo cognato - non ha ancora avuto il tempo né i soldi di sostituire la porta, che è meno solida di quella del mio bagno. Era evidente che qualcuno stesse cercando di entrare e, preso dal panico, G. tirò un colpo al muro per svegliare la vicina di casa, la signora Maria. Infatti, sul pianerottolo ci sono tre appartamenti, e la camera da letto di G. confina con quella di Maria, la quale a sua volta confina con la camera dell'altro vicino, il signor Manolo.

"Maria! Mi stanno entrando i ladri in casa!" ha gridato G.
La signora Maria, svegliata così di soprassalto e dato quello che aveva sentito, fu presa dal panico e iniziò a urlare a sua volta per svegliare Manolo:
"Manolo! Socorro!" gridò, presumibilmente senza nemmeno alzarsi dal letto.
Manolo si era svegliato ed era andato alla porta con suo figlio; G., nel frattempo, si alzò dal letto ed andò alla sua porta, sentendo che Manolo parlava con il quasi-intruso.

Aprì la porta di casa e si trovò davanti il vicino del piano di sopra che, completamente ubriaco, non sapeva di aver sbagliato piano.
"Paco tu vivi al secondo piano! Che ci fai qui?" gli disse con tono incazzato, mentre il poveretto se ne andava barcollando. Il tempo di andare in bagno, bere un bicchier d'acqua, rimettersi sotto le coperte e G. sentì che bussavano alla porta di casa. Sempre più innervosito, andò alla porta e si trovò davanti Paco, in mutande e biascicando, che si rivolse a lui preoccupato:
"Tio, ho aperto la porta di casa e il mio cane è uscito ed credo sia andato per le scale... Non lo trovo, è passato di qui?"
"Ma che vuoi che ne sappia io?", rispose G., sempre più scoglionato. "Và, torna a casa tua, che non stai in piedi, magari è lì, e lasciami dormire!"

Io ridevo a crepapelle mentre G., tutto appassionato, mi raccontava la storia. "Ti rendi conto di come sta la gente?" mi ha detto, alla fine.

"Già...", mi sono limitato a rispondere. "E tu dicevi che Almodóvar dipinge un'immagine surreale della Spagna?"

giovedì 4 ottobre 2012

Manolo, El del Bombo

Dato che vivo a Valencia da più di un anno, la mia strada ha incrociato quella di alcuni personaggi più o meno famosi che sono proprio di Valencia.

Quando mi passò accanto Chimo Bayo, che tra le altre cose compose (?) quel capolavoro di canzone che è Extasi Extano (ma era poi questo il titolo?), uno degli inni dei meravigliosi anni 80, e che sicuramente è stato fonte di ispirazione per Lady Gaga in qualcuno dei suoi travestimenti, quasi non l'ho notato. Fu una mia amica a farmelo notare, sottolineando come incontrare Chimo Bayo per una strada di Ruzafa in un pomeriggio settembrino non preannunci nulla di buono.

Ma il vero contatto con un personaggio famoso l'ho avuto un paio di settimane fa, una domenica che era il Día de la Bicicleta a Valencia. Si percorreva un tracciato di 10 km partendo dal Paseo de Alameda, verso Avenida del Puerto, si sfiorava il porto attraversando il circuito urbano di Formula 1 e poi di ritorno passando accanto alla Città delle Arti e della Scienza. Un percorso non troppo lungo, una domenica ancora estiva - almeno per la temperatura - tutto molto politically correct ma divertente, anche perché c'era gente conciata così:


Il recorrido è finito poco dopo mezzogiorno, troppo presto, per gli orari spagnoli, per andare a casa a pranzare, anzi l'ora perfetta per andare a fare un almuerzo (trad.: la ricreazione, per usare termini da scuola media).

E così, con gli amici ciclisti, abbiamo iniziato la ricerca del posto giusto per almorzare, ricerca non facile visto che almeno la metà dei bar a Valencia sono chiusi di domenica. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, è saltata fuori la proposta: "Andiamo da Manolo El del Bombo!" e tutti hanno reagito positivamente e con entusiasmo.

Io ho abbozzato, senza avere la più pallida idea di chi o che cosa fosse "Manolo El del Bombo", e così ho chiesto lumi.

(Piccola parentesi: "Bombo" in spagnolo, significa "tamburo". Quindi "Manolo El del Bombo" in italiano significa "Manuele Quello Del Tamburo").

A.: "Quello di Manolo El del Bombo è un bar che non puoi non visitare almeno una volta a Valencia."
J.L.: "Bar? È un fottuto museo."
A.: "Ah sì, è tu museo deportivo!" (tutti ridono)
S.: "E poi lui è un personaggio. Ma si è lasciato anche con l'ultima moglie?"
A.: "Sì, pare che la moglie gli abbia detto: 'Manolo scegli, o il tamburo o io!' e lui ovviamente abbia scelto il tamburo".

Io non lo vedevo ancora per nulla chiaro, mentre eravamo sempre più vicini al suo bar, che è proprio accanto al Mestalla, lo stadio di Valencia, Regno del Calcio cittadino. E così mi hanno spiegato.



Manuele Quello Del Tamburo è un signore di mezza età che nella sua vita ha visto tutte le partite della nazionale spagnola, senza perderne (quasi, vedi sotto) nessuna. Ciò che lo contraddistingue è che a tutte le partite va con un tamburo che, tra l'altro, tiene esposto nel suo bar, e vestito in modo abbastanza appariscente.

Manolo è noto in tutta la Spagna per questa sua peculiarità, tanto che il suo bar - pardon, Museo - è tappezzato non solo di simboli calcistici quanto di ritagli di giornale che parlano di lui, foto con personaggi famosi, autografi e chi più ne ha più ne metta. È così noto il suo amore infinito verso la Roja che quando, in vista della finale dei Mondiali del Sudafrica 2010, dovette tornare in Spagna per gravi problemi di salute, perdendosi così la partita che fece la storia per gli amanti spagnoli del calcio, tutto il Paese (?) era in ansia per lui. O almeno così diceva un articolo che ho visto appeso nel suo bar.

Dopo una lunga attesa, Manolo si è avvicinato al nostro tavolo, io stavo iniziando a ordinare "Una tostada con..." e lui mi ha interrotto: "Ah no, non sono venuto a prendere le ordinazioni, ora viene la ragazza. Sono venuto a salutarvi. Poi venite dentro che ci facciamo la foto insieme."

Il primo VIP (?) della storia che ti offre di farsi una foto con lui. Mica cazzi.

Finito l'almuerzo all'esterno, siamo entrati e lui ci ha chiamati a gran voce: "Venite ragazzi, venite! Dietro al bancone per la foto!". Io volevo morire. Il bar era pieno di gente, che guardava una partita a me ignota, e tutti hanno iniziato a guardarci.

E io ho iniziato ad avere il terrore che, andando dietro al bancone, mi facesse qualche domanda di calcio, a me che a malapena so quanti sono i giocatori per squadra in una partita.

Sono entrato io per primo, seguito dai miei amici, Manolo si è messo al centro, poi ha avuto la geniale idea: si è girato e ha preso la Coppa simil-coppa del mondo che aveva alle sue spalle, così che tutti e cinque nella foto la potessimo reggere. Ed avere, con lui, il nostro momento di gloria.